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Fancoil a parete: cosa sapere prima di installarlo e quanto consuma

Fancoil a parete: cosa sapere prima di installarlo e quanto consuma

Il fancoil a parete, o ventilconvettore, può essere utilizzato per riscaldare e, se l'impianto produce acqua refrigerata, anche per raffrescare gli ambienti. Esteticamente alcuni modelli ricordano un climatizzatore, ma il funzionamento è diverso: all'interno del terminale circola acqua calda o fredda e un ventilatore distribuisce l'aria nell'ambiente.

Quando si sceglie un fancoil, quindi, non basta guardare potenza e dimensioni. Resa termica, portata d'aria, assorbimento elettrico, rumorosità, attacchi e sistemi di regolazione sono i principali dati da confrontare.

Potenza termica: il primo dato da confrontare

La resa in riscaldamento e raffrescamento deve essere adeguata all'ambiente in cui il fancoil verrà installato.

Attenzione però alle condizioni indicate nella scheda tecnica: lo stesso terminale può fornire potenze differenti in funzione della temperatura dell'acqua.

Per esempio, alcuni fancoil a parete dichiarano rese diverse lavorando con acqua a 45 °C rispetto a 70 °C. Un modello Argo FCW 02, per esempio, dichiara circa 2,96 kW a 45/40 °C e 5,91 kW a 70/60 °C.

Quando si confrontano due prodotti, quindi, bisogna verificare che i valori siano riferiti a condizioni comparabili.

Quanto consuma un fancoil a parete?

Qui bisogna distinguere due consumi.

Il fancoil utilizza elettricità per alimentare ventilatore ed elettronica, ma non produce direttamente tutto il calore che immette nella stanza: questo arriva dall'acqua riscaldata dalla caldaia o dalla pompa di calore.

L'assorbimento elettrico del solo terminale può essere piuttosto contenuto. Nei moderni modelli con motore brushless troviamo, per esempio, valori di circa 5–6 W alla velocità minima e 18–27 W circa come assorbimento massimo, a seconda del modello. Un fancoil da 19 W utilizzato per 8 ore assorbe circa 0,15 kWh di elettricità per la ventilazione.

Questo però non significa che riscaldare la stanza consumi solo 0,15 kWh: bisogna aggiungere l'energia utilizzata dal generatore per riscaldare l'acqua. Il consumo complessivo dipenderà quindi anche da caldaia o pompa di calore, temperatura di mandata, fabbisogno dell'ambiente e ore di funzionamento.

Portata d'aria e rumorosità: due valori da leggere insieme

Maggiore portata d'aria significa generalmente una maggiore capacità di distribuire rapidamente il calore, ma può incidere sulla rumorosità.

Per una camera da letto o uno studio conviene quindi controllare i dB(A) dichiarati alle diverse velocità, non soltanto il valore massimo.

Nei modelli più silenziosi si possono trovare valori intorno ai 25 dB(A) alla velocità minima, mentre aumentando la ventilazione il livello può superare i 40 dB(A).

Attacchi, valvole e scarico condensa

Prima di scegliere il prodotto bisogna verificare anche la configurazione dei collegamenti idraulici e quali componenti siano già compresi.

In particolare è utile controllare:

  • posizione e dimensione degli attacchi;
  • presenza delle valvole o necessità di acquistarle separatamente;
  • alimentazione elettrica;
  • comandi e termostato;
  • eventuale telecomando o gestione da remoto;
  • predisposizione per lo scarico della condensa.

Quest'ultimo diventa indispensabile se il fancoil viene utilizzato anche per il raffrescamento, perché durante il funzionamento con acqua fredda può formarsi condensa.

Comandi e regolazione: cosa scegliere?

Anche la regolazione distingue un prodotto dall'altro. Alcuni fancoil prevedono più velocità fisse, mentre i modelli con motore DC inverter/brushless possono modulare maggiormente la ventilazione.

A seconda del modello possono essere disponibili telecomando, pannello a parete, timer, controllo 0-10 V o integrazione con sistemi domotici tramite protocolli come MODBUS.

Sono caratteristiche da valutare soprattutto quando sono presenti più terminali e si vuole gestire in modo coordinato la temperatura dei diversi ambienti.

Come scegliere il fancoil a parete giusto?

Prima dell'acquisto conviene quindi confrontare resa termica alle temperature reali dell'impianto, portata d'aria, assorbimento elettrico, rumorosità, dimensioni, attacchi e sistemi di regolazione.

Non bisogna inoltre confondere la potenza termica con il consumo elettrico: un fancoil che eroga, ad esempio, 2 kW di calore non sta necessariamente assorbendo 2 kW dalla presa elettrica, perché il calore viene trasferito dall'acqua che attraversa la batteria.

Se il dubbio è ancora a monte e riguarda quale terminale sia più adatto all'abitazione, nell'approfondimento dedicato abbiamo analizzato le differenze tra fancoil e radiatori e quale scegliere per riscaldare casa.